Il profumo della sfoglia calda, appena uscita dal forno, si mescola con la dolce fragranza delle mele e della cannella: un richiamo immediato a un classico intramontabile della tradizione trentina, lo strudel di mele. Il suo aspetto? Una pasta sottile arrotolata, farcita con un mix di mele, uvetta, pinoli e spezie. Non è soltanto un dessert, ma un vero simbolo gastronomico del Nord Italia. Quando l’autunno e l’inverno bussano alla porta, questa preparazione racconta storie – e non solo di gusto – legate al territorio, alle mele di qualità coltivate in Trentino e a una cultura che si è plasmata nel tempo. Chi abita in città magari non riesce a cogliere fino in fondo il valore sociale e storico di questa ricetta, le cui radici – diciamo così – affondano tra secoli di tradizioni contadine e contaminazioni culturali.
Che dietro a questo dolce ci sia una storia intrigante, è vero. Lo strudel nasce da antiche torte di frutta avvolte in pasta sottile, ispirate alla baklava turca, molto conosciuta nel Mediterraneo. Nel XVII secolo la ricetta ha attraversato l’Ungheria, per poi arrivare fino in Austria, dove il termine “strudel” indica esattamente quella spirale di sfoglia tanto amata. La dominazione asburgica ha introdotto questa delizia in Trentino Alto Adige, regione che ha saputo sfruttare le proprie mele e l’arte della pasticceria locale per esprimere al meglio questa tradizione. L’Apfelstrudel racconta dunque – come spesso accade – di influenze che hanno creato una cultura culinaria ben precisa. Quando la fetta si apre, è lì che si sentono gli strati croccanti e il cuore profumato di spezie.
Come preparare una sfoglia sottile senza rischi
La sfoglia rappresenta la vera sfida nella realizzazione dello strudel di mele. Lo sanno bene i pasticceri navigati: la sua fragilità richiede una mano sicura e tanta pazienza. C’era una volta il canovaccio di cotone, la tecnica tradizionale per stendere la pasta, ma diciamolo, non è adatta a tutti. Al giorno d’oggi una base più pratica è la carta da forno leggermente infarinata, usata in tantissime cucine domestiche. Aiuta a evitare che la sfoglia si attacchi o si laceri durante la lavorazione, un dettaglio non da poco.

Il segreto parte da un impasto semplice, ma ben calibrato: farina, acqua, un uovo, olio e un pizzico di sale, lavorati fino a diventare elastico e compatto. Dopo un breve riposo, si stende la pasta usando un matterello lungo, partendo dal centro e spingendo delicatamente verso i bordi, fino a raggiungere uno spessore di circa 2 millimetri. Il risultato che si vorrebbe? Una sfoglia omogenea, di forma rettangolare e con bordi abbastanza larghi da contenere il ripieno senza problemi. Un passaggio da non sottovalutare è spalmare il burro fuso e cospargere con pangrattato o biscotti sbriciolati: questi aiutano a tenere lontana l’umidità del ripieno, evitando che la sfoglia si ammorbidisca troppo durante la cottura e conservando quella croccantezza tanto desiderata.
Quando il mix di mele – marinate con zucchero, cannella, rum e scorza di limone – è pronto, bisogna distribuirlo lasciando un bordo libero tutt’intorno. Si procede quindi a chiudere lo strudel piegando prima i bordi superiori e inferiori, poi quelli laterali, creando un involucro compatto capace di non far fuoriuscire nulla. L’ultimo gesto? Arrotolare lentamente aiutandosi con la carta da forno, così da avere un rotolo regolare e senza strappi. La cottura va gestita con un po’ di attenzione: all’inizio il forno va tenuto abbastanza caldo per formare una crosta dorata e consistente, poi si abbassa la temperatura per cuocere l’interno senza bruciare la pasta. Quando è fuori, meglio lasciarlo riposare qualche minuto: si taglia senza fatica e le fette rimangono compatte e fragranti.
Varianti e consigli per adattare lo strudel alle diverse esigenze
La ricetta classica dello strudel di mele è nota, ma negli anni sono spuntate tante varianti pensate per gusti diversi o situazioni pratiche. Un esempio? L’uso della pasta sfoglia pronta, molto comoda per chi vuole accorciare i tempi. Il sapore cambia un po’, certo, ma la consistenza resta gradevole e la cottura è più veloce, a temperature più alte. Chi lo prepara spesso sa che questa alternativa semplifica tutto senza sacrificare il gusto del tutto.
Tra le versioni più tradizionali dell’Alto Adige, spicca l’utilizzo della pasta frolla al posto della sfoglia, che crea una base più fitta e friabile, capace di reggere senza problemi il ripieno speziato. Chi invece segue diete particolari non ha problemi a personalizzare la ricetta: ci sono versioni vegane, con impasti a base di olio di semi e senza uova, e anche proposte senza glutine. Quest’ultima non è così facile da realizzare, dato che la sfoglia gluten-free tende a rompersi più facilmente e a essere meno elastica durante la stesura.
Cambiare il ripieno? Certo che si può fare. Pinoli e uvetta, i grandi classici, possono lasciare spazio a noci, mandorle o albicocche secche, offrendo aromi diversi e interessanti. E lo strudel, non sempre dolce, ha anche varianti salate: con formaggi, verdure e altri ingredienti che trasformano il piatto in un pasto rapido – o uno spuntino davvero sostanzioso – particolarmente apprezzato in alcune aree. Infine, la conservazione: lasciare lo strudel a temperatura ambiente va bene per un giorno, ma per tenere intatti profumo e consistenza conviene riporlo in frigorifero o addirittura congelarlo, ricordandosi di riscaldarlo con cura prima di portarlo in tavola.
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